Alessandro Aramu

Giornalista

Paolo Borsellino, libero di essere ucciso di notte e di giorno

Paolo Borsellino, libero di essere ucciso di notte e di giorno

Ventisette anni fa, in una calda giornata palermitana, venne ucciso Paolo Borsellino con gli agenti della sua scorta. Tra questi, c’era anche una giovane sarda, Emanuela Loi, figlia della mia terra, la prima donna poliziotto a morire in servizio nella storia d’Italia. Pochi mesi prima, analoga sorte capitò al giudice Giovanni Falcone, alla moglie Francesca Morvillo e ai loro angeli custodi.

A quel tempo studiavo giurisprudenza all’Università e mi interessavo di mafia con la passione civile e la curiosità che qualche anno dopo mi avrebbe fatto cambiare il mio obiettivo professionale: da magistrato a giornalista.

È passata una vita da quei giorni eppure si avverte ancora la cappa dei silenzi e delle vendette, dell’abbandono e della solitudine. Si respira ancora l’odore acre dell’esplosivo e dei corpi carbonizzati. Si odono le grida della folla inferocita al funerale contro i politici e i rappresentanti delle Istituzioni.

Qualche giorno fa ero a Palermo e, per caso, sono passato di fronte al luogo dove venne ucciso il Generale Dalla Chiesa, prefetto di quella città. Appena 48 ore dopo, una grande operazione tra Stati Uniti e Italia, condotta da FBI e la nostra Polizia di Stato, ha portato agli arresti numerosi esponenti delle famiglie Inzerillo e Gambino, i clan degli “scappati” costretti a fuggire dalla Sicilia dai Corleonesi di Totò Riina nella tragica guerra di mafia degli anni Ottanta.

E ancora la desecretazione dei verbali e dei nastri delle audizioni nella Commissione Antimafia, con quella voce roca e profonda di Borsellino che denuncia come nel 1984 la scorta ai magistrati fosse percepita più come un problema sociale che come un’emergenza nazionale e di quanto vaste fossero le lacune nel presidio del territorio.  E, infine, una frase, una sola frase, che è l’emblema della solitudine di certi uomini nella lotta alla criminalità organizzata: “Io, sistematicamente, il pomeriggio mi reco in ufficio con la mia automobile e torno a casa per le 21 o le 22. Magari con ciò riacquisto la mia libertà utilizzando la mia automobile, però non capisco che senso abbia farmi perdere la libertà la mattina per poi essere libero di essere ucciso la sera”.

Tutto si mescola, nel tempo e nelle facce, il passato che diventa presente, il silenzio che occupa le parole. 27 anni fa, un tempo lontano, uno schiocco di dita per Cosa Nostra.

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Alessandro Aramu

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