Alessandro Aramu

Giornalista

Cina, la via della Seta è il futuro del commercio mondiale

Cina, la via della Seta è il futuro del commercio mondiale

La Repubblica Popolare della Cina è la nazione più popolosa del mondo (poco meno di un miliardo e mezzo di persone) e si estende su territorio variegato, dalle catene montuose himalayane, all’altopiano del Tibet, fino ad arrivare alle coste sul Pacifico ad est. L’amministrazione riguarda 33 suddivisioni di livello provinciale, di cui 22 province, 5 regioni autonome, 4 municipalità e 2 regioni amministrative speciali. La sede centrale è a Pechino ed è da qui che vengono emanate leggi e normative in ambito imprenditoriale. Ogni amministrazione provinciale ha comunque una certa autonomia nella gestione dei Piani Quinquennali emanati dal governo di Pechino, che rappresentano il principale strumento di politica economica del Paese.

Nel Programma di Sviluppo Quinquennale che va dal 2016 al 2020 riveste ampia centralità l’obiettivo di assicurare forme di crescita qualitativa. Le Autorità si trovano oggi chiamate a garantire continuità allo sviluppo economico del Paese, estendendone i benefici a tutte le fasce della popolazione. Sul piano delle relazioni bilaterali, punta a incrementare le proprie relazioni economiche e commerciali con i Paesi sia industrializzati, sia emergenti ed è ormai annoverata tra i principali finanziatori di progetti di sviluppo economico all’estero, pur con criteri differenti da quelli OCSE.

Secondo il Fondo monetario internazionale, la Cina è la regione a più rapida crescita e il motore principale dell’economia del pianeta. La cosiddetta “terra di mezzo” da sola rappresenta un terzo del contributo alla crescita economica del mondo. Benché il tasso di crescita non raggiunga più la doppia cifra come nello scorso decennio (il 6,6% nel 2018), la Cina ha il secondo PIL al mondo e da anni sta sperimentando una crescita significativa. L’imponente urbanizzazione e la crescita del potere di acquisto della classe media sono alla base della costante crescita dei consumi interni. Ciò non solo nelle cosiddette città di prima fascia (Pechino, Shanghai e Canton) ma anche in quelle di seconda e terza fascia (20 metropoli, ciascuna con 7-10 milioni di abitanti), oltre a numerose altre aree urbane da 3-5 milioni di abitanti.

Si è discusso a lungo del rischio di una brusca frenata (hard landing) dell’economia cinese, tuttavia vi sono alcune dinamiche che, in una certa misura, forniscono rassicurazioni in questo senso. Nel Paese da alcuni anni è in atto un processo che sta modificando il suo modello di sviluppo, orientandolo maggiormente dall’export ai consumi con un conseguente andamento meno rapido, ma più sostenibile, e con l’obiettivo di entrare a far parte, nel medio termine, tra i paesi ad alto reddito.

Ben si comprende quindi perché la Cina sia considerata oggi il mercato più attrattivo per le imprese italiane, non solo per l’enorme platea di consumatori a cui proporre i nostri prodotti e servizi ma anche per le concrete opportunità di investimento che sono sorte a seguito degli accordi inseriti in quel vasto programma denominato la Via della Seta. Un nome suggestivo, ambizioso, per certi aspetti epico, che va però letto con molta attenzione, non solo per gli importanti risvolti di natura economico/commerciale ma anche politico. I soggetti sono la Cina, da una parte, e l’Europa, dall’altra, con un ruolo di primo piano proprio del nostro paese. È la riproposizione in chiave moderna di quel tragitto che, attraverso i mercati, portavano il pregiato tessuto da quel paese fino al cuore del vecchio continente.  Quel tragitto, grazie a un’intuizione del presidente cinese Xi Jinping, è diventato a partire dal 2013 un vero e proprio progetto industriale, commerciale e di infrastrutture per poter ampliare la forza economica del suo paese in Europa. L’iniziativa è considerata prioritaria dai vertici politici cinesi.

L’obiettivo dichiarato è quello di costituire una rete di connettività e partenariati che, insieme a trattati bilaterali e regionali di libero scambio, faciliti commerci e investimenti.

Il progetto, denominato anche “Belt and Road”, prevede la realizzazione di tratte ferroviarie ad alte velocità, autostrade e creazione o ampliamento di porti dalla Cina all’Europa, attraverso tutta l’Asia. Ne sono coinvolti anche potenze come la Russia e l’India e altri paesi che hanno messo a disposizione ingenti somme di denaro. Sono sei le rotte – quattro terrestri e due marittime – che si snoderanno lungo una serie di basi – ovvero porti, ferrovie e strade – dalle quali far transitare i prodotti cinesi.

Per questo è stata creata la Banca Asiatica di Investimento per le Infrastrutture con una cassaforte da 100 miliardi di dollari il 30% dei quali arrivati proprio da Pechino. In tutto sono oltre 150 i paesi che hanno firmato l’intesa e comprendono paesi di Asia centrale, Asia settentrionale, Asia occidentale e i paesi e le regioni lungo l’Oceano Indiano e il Mediterraneo.

Si tratta, come si vede, di un’iniziativa strategica commerciale dalla grandissima importanza che si muove in una triplice direzione perché punta: 1) a promuovere il ruolo della Cina nelle relazioni commerciali globali; 2) a espandere i suoi flussi di investimenti internazionali; 3) a fornire sbocchi commerciali per i suoi prodotti. Come è stato evidenziato da vari osservatori, si tratta di uno strumento di soft power di grande portata. (1. continua)

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Alessandro Aramu