Alessandro Aramu

Giornalista

Libano, se anche Hezbollah finisce nel mirino della protesta popolare

Libano, se anche Hezbollah finisce nel mirino della protesta popolare

In Libano la protesta popolare non risparmia nessun partito politico, anche chi, come Hezbollah, non è accusato di corruzione. Nel sud del paese, roccaforte del Partito di Dio, per la prima volta si sono viste proteste contro il movimento sciita e persino contro il leader Nasrallah. Il forte ridimensionamento dei finanziamenti provenienti dall’Iran, a causa delle sanzioni Usa e dell’impegno militare in Siria, ha fatto sì che il partito sciita non sia più in grado di garantire, come un tempo, l’assistenza sociale e i servizi alla sua base. Sull’argomento consiglio la lettura di un interessantissimo articolo di Michele Giorgio su Il Manifesto.

Il principale obiettivo delle proteste di piazza è il capo del governo, Saad Hariri, sunnita e filo saudita che non gode più del sostegno del suo elettorato. Per uscire dall’angolo, il premier ha annunciato un taglio agli stipendi di ministri, parlamentari e del presidente della Repubblica pari al 50 per cento: misura che si applica anche a chi è ormai in pensione. Misure che, anche se approvate, potrebbero non placare l’ira di una popolazione oramai allo stremo.

Il Libano è sull’orlo del baratro, la corruzione dilagante, la crisi economica e l’aumento dei poveri (nel 2011 erano il 6%, ora sono il 39%) non può più essere sostenuta con politiche che prevedano nuove tasse (le manifestazioni sono iniziate dopo l’annuncio di una tassa, successivamente ritirata, sulle chiamate via Internet). Da sempre una polveriera, ancora di più oggi per l’insostenibile peso di circa un milione e mezzo di profughi siriani, che si aggiungono alla presenza storica dei palestinesi, il Paese dei Cedri è davvero a un bivio.

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Alessandro Aramu

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