Alessandro Aramu

Giornalista

Archivia 2020

L’Algeria ruba il mare italiano? No e vi spiego perché

Quando si afferma che l’Algeria ha “rubato” il mare italiano attraverso l’istituzione di una Zona Economica Esclusiva (ZEE) si dice un qualcosa che dal punto giuridico non è corretta.  Infatti con il Decreto Presidenziale della Repubblica Algerina del 2018 non è stata toccata in alcun modo la piena sovranità dello Stato italiano nelle cosiddette acque territoriali ( la cosiddetta fascia di 12 miglia dalle coste).  La misura delle dodici miglia è il frutto di un compromesso tra gli Stati tradizionalmente in favore di un’estesa libertà di navigazione a fini commerciali e per i numerosi paesi in via di sviluppo in favore di uno sfruttamento esclusivo delle risorse marine in spazi molto ampi (art. 2 e 3 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del Mare (UNCLOS).

Oltre le acque territoriali esiste la cosiddetta zona marittima contigua: si tratta di una zona in cui, secondo l’articolo 33 della Convenzione di Montego Bay, lo Stato costiero può esercitare il controllo necessario al fine di: prevenire le violazioni delle proprie leggi e regolamenti doganali, fiscali, sanitari e di immigrazione entro il suo territorio o mare territoriale; punire le violazioni delle leggi e regolamenti di cui sopra, commesse nel proprio territorio o mare territoriale. La zona contigua non può estendersi oltre 24 miglia marine dalla linea di base da cui si misura la larghezza del mare territoriale”.

Nel Mediterraneo hanno istituito zone contigue solo il Marocco, Malta, la Francia e l’Egitto. L’Italia, il cui Codice della navigazione è aggiornato al 1974, otto anni prima della Convenzione di Montego Bay, fissa il proprio limite territoriale in ventiquattro miglia nautiche (da regolamentare secondo accordi internazionali includendo sia il mare territoriale, sia la zona contigua). Si può dire, quindi, che seppur in forma indiretta, abbia istituito una zona contigua ambigua ma valida.

Oltre il limite di 24 miglia nautiche, l’Italia non ha più sovranità sulle acque marine. Si può dire che quelle acque sono per definizioni internazionali. Questo perché l’Italia non ha mai dichiarato una propria Zona Economica Esclusiva, ovvero un’area esterna  ed adiacente alle proprie acque territoriali in cui lo Stato costiero ha la titolarità di:

— diritti sovrani (UNCLOS 56, 1, (a))sulla massa d’acqua sovrastante il fondo marino ai fini dell’esplorazione, sfruttamento, conservazione e gestione delle risorse naturali, viventi o non viventi, compresa la produzione di energia dalle acque, dalle correnti o dai venti;

— giurisdizione (UNCLOS 56, 1, (b)) in materia di installazione ed uso di isole artificiali o strutture fisse, ricerca scientifica in mare (v.) e di protezione e conservazione dell’ambiente marino (v.).

La zona economica esclusiva (ZEE) può estendersi sino a 200 m dalle linee di base (v.) dalle quali è misurata l’ampiezza delle acque territoriali (UNCLOS 57). Nel caso di acque territoriali di 12 miglia, essa avrà perciò un’estensione massima di 188 miglia.

Quindi, non avendo l’Italia mai dichiarato una propria ZEE, è evidente che la sua sovranità sulle acque si ferma entro una fascia di 24 miglia, oltre le quali non può rivendicare alcun diritto in quanto sono già acque internazionali. Se lo avesse fatto prima, la sua giurisdizione si sarebbe protratta fino a 200 miglia nautiche e le acque internazionali si sarebbero spostate oltre questa fascia.  Non lo ha fatto l’Italia ma lo ha fatto l’Algeria che aveva tutto il diritto di proclamare, e lo ha fatto nel 2018, una propria Zona Economica Esclusiva. La ZEE per poter divenire effettiva, deve essere formalmente proclamata nei confronti della comunità internazionale. Per una definizione corretta suggerisco la lettura del  Glossario del mare.

L’Algeria lo ha fatto. Quindi, partiamo da un fatto di diritto: nessuna porzione di mare italiano è stato sottratto all’Italia, paese che non ha mai proclamato una propria ZEE. Quella algerina, peraltro, non è la sola ZEE esistente nel mare nostrum: si pensi all’iniziativa turca di delimitazione della propria Zona Economica Esclusiva (ZEE) con la Libia che ha modificato d’un sol colpo gli scenari marittimi del Mediterraneo.

La materia è delicata e, al contempo, complicata. Certamente richiede una conoscenza così approfondita che il sensazionalismo a meri fini propagandistici di alcuni ex politici italiani, inspiegabilmente ripresi dalla stampa nazionale, non aiuta a comprendere la portata di una questione che non può essere limitata ai rapporti tra Roma e Algeri. Infatti, l’estensione della ZEE algerina in prossimità della Sardegna centro-occidentale, si sovrappone alla piattaforma continentale italo-spagnola ed alla Zona di protezione ecologia (Zpe) italiana.

E non solo: non esistendo una ZEE italiana, dal punto del vista del mare l’Algeria va considerata a tutti gli effetti uno Stato frontista della Francia, proprio come ha fatto la Turchia con la Libia. Il vero problema, quindi, è il fatto che l’Italia non ha mai sentito in questi anni la necessità di creare una governance del mare dedicata, a tutela dei diritti di sfruttamento – sostenibile – di risorse marine sempre più esigue, particolarmente in bacini chiusi come il Mediterraneo. Se l’Italia domani decidesse di dichiarare una propria ZEE, allora la fascia algerina delle 200 miglia si ridurrebbe, a seguito di un accordo tra i due stati, a un punto mediano tra le coste italiane e le coste algerine. Ma questo non è accaduto ed è per questo che non si può affermare che l’Algeria abbia rubato il mare sardo semplicemente perché quel mare non era uno specchio di mare italiano.

Peraltro, secondo alcune interpretazioni, la dichiarazione unilaterale di una ZEE non sarebbe sufficiente a garantirne l’effettività essendo subordinata a un accordo tra le parti. In realtà, la ZEE algerina è del tutto operativa perché è lo stesso insieme di norme che ne regolano l’istituzione che ammettono la proclamazione unilaterale. Del resto, va a insistere in una porzione di mare dove non esiste un potere sovrano da parte italiana se non per le eccezioni che ho indicato (ad esempio la Zpe).

Come ha scritto Fabio Caffio, Ufficiale della Marina Militare in congedo, esperto di diritto internazionale marittimo e autore di vari scritti in materia, “siamo ancora agli inizi di una partita che si annuncia quanto mai complessa ed imprevedibile. Sul piano giuridico le uniche soluzioni sono o un accordo complessivo tra tutti gli Stati interessati o un deferimento del caso ad una corte internazionale, a meno che, di fronte ad una grave crisi, non debba intervenire il Consiglio di sicurezza.

Un’alternativa potrebbe essere un prolungato sovrapporsi di pretese contrastanti di tutti gli Stati mediterranei che creerebbe instabilità e danneggerebbe l’economia della stessa Europa: ben poche società del settore energetico affronterebbero infatti i rischi di operare in aree offshore disputate, come del resto sta accadendo ad Eni-Total per le concessioni nella ZEE cipriota”. Questo è il modo, a mio avviso, di affrontare una questione che riguarda i rapporti tra gli Stati, il diritto internazionale e la geopolitica.

Ritorniamo alla cronaca di questi giorni. Si dice che di fronte alla proclamazione unilaterale della ZEE algerina (non può che essere tale del resto), l’Italia sia rimasta silente. E’ del tutto falso. Perché non è stato scritto? Semplicemente perché i giornalisti più che dalla verifica delle fonti sono ossessionati dalla fretta di pubblicare le notizie. Per questo, sono diventati uno strumento della politica e dei politici. O ancora peggio degli ex politici.

L’Italia nel novembre del 2018 ha protestato ufficialmente presso l’Onu contro la dichiarazione della ZEE algerina. A mio avviso la protesta è ridicola perché l’attivismo del paese arabo nasce proprio dalla storica assenza di governance del mare da parte dell’Italia. Detto questo, Algeri, con una certa lentezza, dovuta alla crisi politica interna, ha risposto “assicurando al governo italiano la piena disponibilità a lavorare insieme, attraverso il dialogo, al fine di raggiungere una soluzione equa e reciprocamente accettabile sui limiti esterni della zona economica esclusiva dell’Algeria e dell’area marittima italiana, ai sensi dell’articolo 74 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare”.

Il governo italiano ha poi organizzato una commissione tecnica mista con la controparte algerina per stabilire i confini marittimi. E, mentre sulla stampa divampava la polemica, orchestrata da chi non conosce affatto questa materia, in Parlamento è stata persino presentata una proposta di legge per l’”Istituzione di una zona economica esclusiva oltre il limite esterno del mare territoriale”.

Nello specifico con questa proposta di legge si potrà istituire una zona di economica esclusiva oltre il limite esterno del mare territoriale italiano (le 24 miglia nautiche), con la possibilità che questa si estenda fino al limite che sarà stabilito da accordi bilaterali che saranno stipulati con gli Stati interessati. Nei limiti della ZEE, naturalmente, l’Italia potrà esercitare i propri diritti sovrani in materia esplorazione, conservazione e gestione delle risorse naturali.

La proposta è un mero atto formale giacché l’Italia, se volesse, potrebbe dichiarare una propria ZEE anche domani per poi sedersi intorno a un tavolo con i rappresentanti algerini per definirne, con un accordo, i limiti.

Condividi