Alessandro Aramu

Giornalista

L’Europa ci frega e il Conte (sbagliato) esulta

Possiamo dirlo: al governo abbiamo un Conte sbagliato. Una brava persona, ci mancherebbe, ma si trova al posto sbagliato nel momento sbagliato. Stretto nella morsa di Salvini e Di Maio, il primo ministro italiano si espone con troppa frequenza a figuracce, anche personali, pur di salvare la dignità di un paese che a Bruxelles conta poco, per usare un eufemismo.

Presentandosi di fronte alle telecamere ha esultato per aver impedito la nomina del socialista olandese Frans Timmermans alla guida della Commissione Ue. Quel nome, si è fatto notare, rientrava in un pacchetto – chiuso e non negoziabile – di nomine decise da Berlino e Parigi e che l’Italia ha energicamente rifiutato (in realtà le cose non stanno così, a Conte Timmermans andava benissimo, a Salvini niente affatto).

A quel punto che cosa è successo? Che Macron e la Merkel hanno fatto finta di fare un passo indietro per farne otto avanti. Alla fine alla guida della Commissione è arrivata una leader più rigorista di Timmermans, già ministro della Difesa della Merkel ed espressione pura della politica tedesca in Europa. In questi anni si è battuta per le nozze gay e i diritti dei migranti. Niente di più lontano dalle aspettative del governo guidato dai sovranisti italiani. Insomma, ci hanno fottuto e abbiamo esultato.

Come se non bastasse, alla Banca centrale europea è stata nominata la candidata dell’Eliseo, la francese Christine Lagarde, che rappresenta l’espressione più cristallina della politica economica e fiscale della Commissione guidata fino a oggi da Junker. Lagarde, giova ricordarlo, è stata una grande sostenitrice della politica monetaria portata avanti da Mario Draghi alla Bce in questi anni.   

Un altro ceffone per Conte (e soprattutto per Salvini e Di Maio che in Europa contano molto poco) è arrivato dalla nomina dell’italiano David Sassoli alla presidenza del Parlamento Europeo, espressione di un partito, il PD, che sta all’opposizione di questo governo. Insomma, cantano vittoria mentre ci fottono. E se proprio bisogna cantare, dateci almeno Paolo (Conte) che parla di italiani che i francesi li fanno incazzare per davvero (citazione).     

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Conti pubblici, Mattarella un faro per l’Italia

Per fortuna c’è Mattarella. Il Capo dello Stato in modo autorevole ha detto, senza giri di parole, che non ci sono ragioni per aprire una procedura di infrazione contro l’Italia. Lo ha fatto citando i numeri: il disavanzo di bilancio è passato dal 2,4 al 2,1 tra il 2017 e il 2018, l’avanzo primario è passato dall’1,4 all’1,6. Due dati di trend, ha sottolineato il Presidente, positivi per i conti pubblici”. In più, ha fatto notare, “vi è una condizione di base di economia italiana di grande solidità, non a caso l’Italia è la terza economia dell’Ue ed è la seconda manifattura d’Europa”. Insomma, parole chiare che suonano come un monito nei confronti di Bruxelles, un avvertimento a non assumere un provvedimento che ha sempre di più contorni politici e non tecnici. Bene Mattarella, malissimo il PD che oggi si ritrova in un angolo, più vicino ai burocrati di Bruxelles che ai cittadini italiani. Il Capo dello Stato con il suo intervento ha dato una indicazione chiara ai partiti: il bene dell’Italia viene prima di tutto, non c’è spazio per la strumentalizzazione politica, da qualunque parte essa venga. Zingaretti e compagni sono avvisati.

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