Alessandro Aramu

Giornalista

Gli italiani e le guerre: un popolo fuori dal mondo

Gli italiani e le guerre: un popolo fuori dal mondo

Una ricerca rivela che il 24% degli italiani non ricorda nemmeno una guerra. Il livello generale di dimenticanza, per non parlare di vera e propria ignoranza, è elevato. In riferimento agli ultimi 5 anni, il 14% del campione non ricorda neanche un attentato terroristico (10% tra i giovani). Il 24% degli italiani non ricorda neanche una guerra (29% dei giovani).

Il conflitto più ricordato è quello siriano, col 52% del campione totale ma, ad eccezione della Libia. Pur essendo il continente più colpito dai conflitti, solo il 3% degli intervistati ricorda l’esistenza di una guerra in Africa.

La colpa, a mio avviso, è soprattutto dell’informazione: nel nostro paese, infatti, le notizie dedicate agli esteri occupano un ruolo marginale. Insomma, sappiamo tutto del Grande Fratello, dell’Isola dei Famosi, di Pamela Prati e Mark Caltagirone ma non sappiamo nulla del mondo che ci circonda. Siamo un popolo fuori dal mondo. E anche di ignoranti.

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Incolpare un immigrato per farlo sembrare ancora più cattivo

Lo scorso maggio una ragazza di 15 anni aveva denunciato a Bolzano di aver subito violenza sessuale da due ragazzi di origine africana. I due presunti stupratori erano stati rilasciati poco dopo scatenando l’indignazione di una parte della popolazione e dell’immancabile popolo dei social.  Dopo due mesi la ragazza ha confessato di essersi inventata tutto per attirare l’attenzione del suo fidanzato. Il “negro” o comunque “lo straniero” sono sempre molto efficaci quando bisogna incolpare un innocente. E’ capitato spesso nel nostro Paese e la reazione è sempre stata la stessa.

Viene alla mente il delitto di Novi Ligure, nel 2001, con la giovane Erika che dopo aver massacrato, insieme al suo fidanzato Omar, la madre e il fratellino, disse alle forze dell’ordine che due malviventi extracomunitari, “albanesi”, si erano introdotti in casa per una rapina e che la situazione era degenerata sfociando nel duplice omicidio. Si scatenò la caccia allo straniero, allora albanesi e rumeni andavano di moda.

O ancora nel 2007 quando la bella e bianca americana Amanda Knox accusò il “barista nero” Patrick Lumumba di avere avuto un ruolo nella morte della studentessa inglese Meredith Kercher. Lumumba fu scarcerato pochi giorni in quanto totalmente estraneo ai fatti. Anche in quel caso, benché vittima e presunti colpevoli fossero tutti cittadini stranieri, con la sola eccezione dell’italiano Sollecito, si scelse di colpire il “negro” di turno. Ironia della sorte ha voluto che l’unico a essere finito in carcere per quel delitto fosse un altro cittadino di colore, Rudy Guede, condannato per aver commesso l’omicidio “in concorso con ignoti”.

È del tutto evidente che anche i cittadini stranieri commettano reati (sui numeri in carcere però bisognerebbe fare un ragionamento complesso che avrò il modo di compiere in un’altra occasione) ma far credere, come fa una parte dell’informazione, anzi della cattiva informazione, che essi delinquano più degli italiani è scorretto. I reati, come è noto, vengono commessi dalle persone e non dalle razze. Alcuni, ad esempio quelli a sfondo sessuale, sono crimini odiosi ed è giusto, a prescindere dal colore della pelle di chi li compie, che suscitino indignazione e ribrezzo. La pena deve essere massima, nessuno sconto e nessuna attenuante. I sentimenti di rabbia devono essere provocati dall’atto e non dalla nazionalità o dal colore della pelle del suo autore.

Giacché nella mia attività giornalistica me ne sono occupato per qualche anno, aggiungo che quando si parla di femminicidio e/o di violenza sulle donne sarebbe buona cosa informarsi prima di parlare e di scrivere. Si scoprirebbe, così, che la maggior parte di quei reati viene commesso dentro le mura domestiche e in contesti in cui il cattivo è un padre, un fratello, un marito o un fidanzato. Qualche volta anche uno zio e un nonno. Accade persino che più maschi assieme, legati da un rapporto di parentela, agiscano in modo violento sulle donne di casa. Succede a nord come al sud, isole comprese. Quasi tutti sono italiani e ciò suscita indifferenza, con rare eccezioni, nella nostra opinione pubblica.

Ci siamo abituati a un contesto sociale di questo tipo. Insomma, meglio accusare “un negro” innocente che indignarsi per quei maschi italiani che fraintendono l’amore per una donna con il possesso di una cosa. Serve una cultura dei diritti e anche degli affetti. Accusare un innocente di aver commesso uno stupro per attirare l’attenzione del proprio fidanzato rientra perfettamente in questa assenza di cultura dei sentimenti. di cui l’amore è solo un piccolo spicchio. L’Italia purtroppo è questo coacervo strano di rabbia, violenza e chiusura mentale che ci fa apparire sempre di più “un non luogo emotivo”. Forse siamo davvero senza speranza.

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L’Europa ci frega e il Conte (sbagliato) esulta

Possiamo dirlo: al governo abbiamo un Conte sbagliato. Una brava persona, ci mancherebbe, ma si trova al posto sbagliato nel momento sbagliato. Stretto nella morsa di Salvini e Di Maio, il primo ministro italiano si espone con troppa frequenza a figuracce, anche personali, pur di salvare la dignità di un paese che a Bruxelles conta poco, per usare un eufemismo.

Presentandosi di fronte alle telecamere ha esultato per aver impedito la nomina del socialista olandese Frans Timmermans alla guida della Commissione Ue. Quel nome, si è fatto notare, rientrava in un pacchetto – chiuso e non negoziabile – di nomine decise da Berlino e Parigi e che l’Italia ha energicamente rifiutato (in realtà le cose non stanno così, a Conte Timmermans andava benissimo, a Salvini niente affatto).

A quel punto che cosa è successo? Che Macron e la Merkel hanno fatto finta di fare un passo indietro per farne otto avanti. Alla fine alla guida della Commissione è arrivata una leader più rigorista di Timmermans, già ministro della Difesa della Merkel ed espressione pura della politica tedesca in Europa. In questi anni si è battuta per le nozze gay e i diritti dei migranti. Niente di più lontano dalle aspettative del governo guidato dai sovranisti italiani. Insomma, ci hanno fottuto e abbiamo esultato.

Come se non bastasse, alla Banca centrale europea è stata nominata la candidata dell’Eliseo, la francese Christine Lagarde, che rappresenta l’espressione più cristallina della politica economica e fiscale della Commissione guidata fino a oggi da Junker. Lagarde, giova ricordarlo, è stata una grande sostenitrice della politica monetaria portata avanti da Mario Draghi alla Bce in questi anni.   

Un altro ceffone per Conte (e soprattutto per Salvini e Di Maio che in Europa contano molto poco) è arrivato dalla nomina dell’italiano David Sassoli alla presidenza del Parlamento Europeo, espressione di un partito, il PD, che sta all’opposizione di questo governo. Insomma, cantano vittoria mentre ci fottono. E se proprio bisogna cantare, dateci almeno Paolo (Conte) che parla di italiani che i francesi li fanno incazzare per davvero (citazione).     

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Conti pubblici, Mattarella un faro per l’Italia

Per fortuna c’è Mattarella. Il Capo dello Stato in modo autorevole ha detto, senza giri di parole, che non ci sono ragioni per aprire una procedura di infrazione contro l’Italia. Lo ha fatto citando i numeri: il disavanzo di bilancio è passato dal 2,4 al 2,1 tra il 2017 e il 2018, l’avanzo primario è passato dall’1,4 all’1,6. Due dati di trend, ha sottolineato il Presidente, positivi per i conti pubblici”. In più, ha fatto notare, “vi è una condizione di base di economia italiana di grande solidità, non a caso l’Italia è la terza economia dell’Ue ed è la seconda manifattura d’Europa”. Insomma, parole chiare che suonano come un monito nei confronti di Bruxelles, un avvertimento a non assumere un provvedimento che ha sempre di più contorni politici e non tecnici. Bene Mattarella, malissimo il PD che oggi si ritrova in un angolo, più vicino ai burocrati di Bruxelles che ai cittadini italiani. Il Capo dello Stato con il suo intervento ha dato una indicazione chiara ai partiti: il bene dell’Italia viene prima di tutto, non c’è spazio per la strumentalizzazione politica, da qualunque parte essa venga. Zingaretti e compagni sono avvisati.

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