Alessandro Aramu

Giornalista

Siria, l’accordo con Erdoğan sancisce una nuova vittoria della Russia di Putin

 

L’accordo tra Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdoğan sulla Siria mette nero su bianco quanto si sapeva da tempo: l’azione militare turca per cacciare i curdi nella cosiddetta fascia di sicurezza, profonda 32 chilometri da Trl Abyad a Ras al Ayn, non è stato un atto di imperio di Ankara ma è stato concordato nei minimi dettagli da tempo sia con Washington che con Mosca. Ne ho parlato in questa occasione: https://youtu.be/8IT5-mJEQEw.

Assad trae un beneficio relativo da questo accordo ma, al di là dell’impegno di Russia e Turchia di assicurare l’unità politica e territoriale della Siria, vi è una reale violazione della sovranità e dell’integrità del paese perché quella fascia non sarà mai più sotto il controllo di Damasco.

Le milizie curde dello YPG saranno disarmate, dovranno arretrare oltre la fascia di sicurezza che verrà pattugliata congiuntamente da Turchia e Russia, all’interno di una fascia di 10 km di profondità dal confine, a est e ovest dell’area in cui è stata condotta l’operazione turca nel nord della Siria, esclusa Qamishli, principale centro curdo nell’area.

Mosca, inoltre, manifesta la determinazione a combattere il terrorismo separatista (oltre quello di matrice jihadista): il riferimento è certamente ai curdi.  Nella cosiddetta fascia di sicurezza dovrà rientrare, su base volontaria, una parte dei circa 3,5 milioni di profughi siriani che oggi si trovano in Turchia e sono mal tollerati dalla popolazione.  La Siria, dal suo canto, può rivendicare la validità dell’Accordo di Adana firmato con la Turchia nel 1998.

Nulla si dice di Idlib, la provincia siriana del nord in mano ai ribelli filo turchi, in gran parte controllata da miliziani jihadisti e che rappresenta il vero obiettivo di Assad (e di Putin) per una ricomposizione territoriale che oggi è meno frantumata di ieri. Erdoğan, a questo punto, potrebbe restituire il favore alla Russia e concedere una liberazione di questa parte della Siria dove si concentra il maggior sforzo bellico e militare di Damasco e dei suoi alleati.

 

Condividi

Siria, la testimonianza dal fronte: i terroristi di Idlib fanno il lavoro sporco. E i curdi hanno molte responsabilità

“Nelle aree curde abbiamo visto molte persone ferite e uccise dai pestaggi dei turchi. L’intero confine settentrionale da Jarablus sull’Eufrate a Maliyah è interessato. Ci sono parecchie persone in ospedale. Per quanto riguarda il numero di morti e la loro identità, è ancora presto per saperlo. Cerchiamo di essere vigili su ciò che ascoltiamo. Le famiglie sono fuggite ad Al Hasakeh. Non osano più uscire. I curdi vanno porta a porta arruolando tutti gli uomini per combattere nei ranghi curdi contro i turchi”. È una testimonianza eccezionale quella offerta da Alexandre Goodarzy, in missione nel nord della Siria per SOS Chrétiens d’Orient, al sito Voltaire.net.

Un racconto eccezionale su quanto sta accadendo in queste ore in quella zona del paese: “L’esercito turco, con il sostegno dei jihadisti di Idlib, ha bombardato diverse località della Siria nord-orientale e poi ha lanciato l’operazione di terra”.  Goodarzy parla di una situazione spaventosa e attribuisce non poche colpe anche all’ostinazione curda nel voler assolutamente creare un Kurdistan a spese della sovranità nazionale siriana “Finora, le piccole minoranze cristiane siriache, caldee e assire e persino la maggioranza araba sunnita e curda sono state sottoposte al dispotismo di questo movimento politico, in particolare il PYD e la sua ala armata, l’YPG. Certo, è piuttosto doloroso in questo momento”.

Per quanto riguarda il pericolo jihadista, derivante dal fatto che molti miliziani dello Stato Islamico sono detenuti nei campi e nelle carceri curde in aree sottoposte ai bombardamenti di Ankara, Alexandre Goodarzy evidenzia come l’indebolimento dei curdi renderà impossibile contenere questo gran numero di combattenti dell’ISIS che, insieme alle loro famiglie, potrebbero trovare una via di fuga e costituire una nuova minaccia jihadista.

Alla domanda se l’offensiva turca potrebbe servire a Bashar al-Assad per riprendere il controllo della regione, afferma: “Il governo siriano condanna ovviamente l’offensiva turca contro la violazione della sovranità e dell’integrità territoriale del paese. Tuttavia, è molto interessante per i siriani vedere i turchi fare il lavoro sporco per loro. La questione curda è un problema sia per i turchi che per i siriani. Se domani la Siria attaccasse i curdi, i media si scatenerebbero contro il governo di Damasco. Del resto, basta vedere come hanno trattato questo paese dopo aver combattuto per otto anni contro il terrorismo”.

Infine ricorda come la Turchia attacchi la Siria e i curdi da otto anni: “Controlla i territori a ovest dell’Eufrate e nella sacca di Idlib, dove si trovano i terroristi, ci sono le postazioni dei turchi. Ora che stanno attaccando i curdi, ci svegliamo! È abbastanza problematico. Sarebbe stato necessario condannare i turchi molto tempo prima”.

Condividi