Alessandro Aramu

Giornalista

Venti di guerra tra India e Pakistan: ecco che cosa accade nel Kashmir

Soffiano sempre più forti i venti di guerra tra India e Pakistan. A tenere banco è ancora una volta la regione contesa del Kashmir. Entrambi i paesi ne rivendicano la sovranità anche se formalmente è sotto il controllo di Nuova Delhi. La contesa, oltre che politica, è soprattutto religiosa giacché alla minoranza di fede induista si contrappone quella islamica che in qualche modo gravita intorno a Islamabad, capitale pachistana.

La situazione è peggiorata nelle ultime ore con due mosse che hanno messo in preallerta gli eserciti delle due potenze. Il governo indiano ha dapprima lanciato un allarme circa possibili attentati terroristici e ha invitato le migliaia di soldati  a rafforzare la sicurezza nella regione himalayana a maggioranza musulmana.  Per questa ragione circa 20 mila persone, tra pellegrini hindu e turisti, sono stati invitati a lasciare il Kashmir. Ma l’esodo potrebbe riguardare oltre a 200 mila lavoranti stranieri.

La seconda mossa, che rischia di innescare un vero e proprio conflitto armato, è la revoca da parte dell’India dello “status speciale” dello Stato di Jammu e Kashmir e della sua capacità di legiferare in modo autonomo. Una decisione che cancella, con un colpo di spugna, l’articolo 370 della Costituzione. Di fatto viene introdotta la possibilità di acquisti immobiliari ai non residenti, finora vietati, e cancella le tutele per i locali nell’amministrazione pubblica e nell’istruzione universitaria. L’autonomia era tesa a integrare la componente musulmana nella società indiana, assicurando diritti e specifiche prerogative.

Senza lo statuto speciale, Nuova Delhi potrà assimilare in modo forzato il Kahsmir con l’obiettivo di indebolire la comunità di fede islamica. Una decisione che sicuramente provocherà disordini e proteste. Intanto l’India ha sospeso nella regione i servizi telefonici e di Internet e ha messo i leader locali  vicini al Pakistan agli arresti domiciliari. Oggi il Kashmir indiano è praticamente chiuso all’esterno. Il governo di Nuova Delhi ha ordinato “che non ci debba essere movimento di pubblico e che anche tutte le istituzioni educative devono rimanere chiuse”.

* L’India e il Pakistan si contendono il Kashmir sin dalla spartizione dell’impero coloniale britannico nel 1947. Gli eserciti indiani e pakistani quasi tutti i giorni si scambiano colpi di mortaio sulla linea del cessate il fuoco, che segna un confine di fatto tra le due parti del Kashmir. In più, un’insurrezione separatista infuria dal 1989 nel Kashmir indiano, causando la morte di oltre 70mila persone, per lo più civili. Nuova Delhi accusa il suo vicino di sostenere segretamente i gruppi armati che operano nella valle settentrionale di Srinagar, accuse che il Pakistan ha sempre negato con forza. D’altronde Islamabad lancia analoghe accuse all’India, tra cui quella di fare uso di bombe a grappolo contro civili, ma anche “colpi di mortaio e artiglieria”. Questo mentre i militari indiani affermano di aver ucciso diversi “aggressori” pakistani che cercavano di attraversare il confine “de facto” del Kashmir.

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