Alessandro Aramu

Giornalista

L’accordo sul nucleare è stato violato da Trump e non dall’Iran

L’Iran ha innalzato il livello dell’arricchimento dell’uranio a 4,5%, rispetto al 3,67% consentito dall’accordo del 2015. Lo ha affermato Behruz Kamalvandi, portavoce dell’Organizzazione per l’energia atomica dell’Iran, aggiungendo che campioni dell’uranio arricchito saranno inviati all’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea).  Non stupisce che la stampa occidentale, compresa quella italiana, nel commentare la notizia faccia notare che Teheran con questa decisione si sia posta fuori dall’accordo che fu siglato, dopo un’estenuante trattativa, con l’UE e soprattutto con gli Stati Uniti dell’allora presidente Barack Obama.

La verità è che l’Iran quell’accordo lo ha sempre rispettato e ad averlo violato per primo è stato l’attuale presidente americano Donald Trump. Era l’8 maggio dello scorso anno quando venne annunciata la decisione degli Stati Uniti di uscire dall’accordo con l’aggiunta, ingiustificata, di nuove sanzioni contro il paese islamico. A ispirare la decisione della Casa Bianca, secondo autorevoli fonti, è stato il fedele alleato Israele che a Washington ha una sorta di dependance diplomatica anche grazie alla presenza di Jared Kushner, genero di Trump nato in una ricchissima famiglia ebrea e consigliere personale per il Medio Oriente. Nell’annunciare la svolta, condannata da tutti gli alleati europei e lodata ovviamente da Israele e i paesi sunniti del Golfo Persico, il presidente americano affermò: “Non avremmo mai dovuto firmare quel contratto, non ha portato la pace e non la porterà mai. Dobbiamo punire chi non rispetta le regole, chi imbroglia. L’accordo con l’Iran serve solo alla sopravvivenza del regime a cui permette ancora di arricchire uranio”.

Niente di più falso. Come hanno dimostrato le ispezioni effettuate in questi anni, l’Iran ha sempre rispettato le regole e non ha mai imbrogliato nessuno. Di vero c’è soltanto la pericolosa esaltazione dell’amministrazione americana responsabile di voler inasprire a tutti i costi lo scontro con un paese che non si allinea ai disegni egemonici degli Stati Uniti e dei suoi alleati in Medio Oriente. La guerra per procura in Siria – con il finanziamento dei gruppi radicali islamici in chiave anti Assad – è solo l’esempio più eclatante.

La decisione di stracciare l’accordo era stata anticipata (poche ore prima dell’annuncio in tv) da una fonte dell’amministrazione Usa e, sua volta, era stata a sua volta anticipata dallo stesso Trump al presidente francese Emmanuel Macron. Che i media occidentali capovolgano la narrazione senza un briciolo di memoria non stupisce, del resto l’Iran non gode di buona stampa dalle nostre parti dove la lobby ebraica domina da tempo l’informazione e ne condiziona direzioni, linee editoriali, promozioni e persino assunzioni.

Detto questo, con la scelta di Washington di stracciare quell’accordo, che, tra le altre cose, contribuiva a porre dei paletti precisi allo sviluppo del programma nucleare civile iraniano, è evidente che la repubblica degli Ayatollah si sia sentita libera di perseguire i propri interessi e la propria politica. Non solo, in questa vicenda la stessa diplomazia sembra in affanno: l’Iran ha proposto nuovi colloqui ma non ha ricevuto alcuna risposta concreta dai governi europei. L’unico è stato il presidente francese Macron che ha rilanciato il dialogo con Teheran per non gettare all’aria quanto fatto fino a oggi e per evitare una crisi politica internazionale dagli sviluppi imprevedibili.

L’Iran, quindi, lancia la sfida e lo fa in modo trasparente confermando, almeno per ora, di non voler costruire un’arma atomica. L’intento, del resto è chiaro: rimanere nel solco di un progetto di produzione energetica pulita e a basso costo per una nazione che, in costanza di sanzioni, non potrà basare il proprio sviluppo futuro sul solo petrolio.

Condividi